Nessuna città al mondo dispone al pari di Napoli di una testimonianza minuta della vita quotidiana dei suoi abitanti, di una memoria storica ampia e documentata come quella custodita nell’Archivio Storico dell'Istituto Banco di Napoli-Fondazione. Eppure non si può dire che l’Archivio Storico sia diffusamente conosciuto. Negli ultimi anni, è cresciuto l’interesse per l’Archivio e per le sue scritture ed il numero dei visitatori. Tra di essi, artisti, registi, fotografi, pittori, galleristi attratti dalla documentazione e dall'atmosfera quasi religiosa che suscita l’attraversamento delle stanze tra le bancali ed i grossi volumi nei quali gli impiegati dei banchi effettuavano le registrazioni.
Il progetto When Writing Meets Art che muove dall'idea di presentare l’Archivio Storico nella sua interezza: non solo per lo straordinario valore storico dei fondi documentari che custodisce, ma anche per la sua capacità evocativa, l’energia e la suggestione che trasmettono i milioni e milioni di documenti e le migliaia di volumi contabili che occupano le oltre 300 stanze dell’edificio di via Tribunali. Si tratta dei documenti degli antichi banchi pubblici napoletani sorti a Napoli tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, e in particolare dell’ immensa raccolta di fedi di credito e polizze utilizzate per i pagamenti da istituzioni, enti laici ed ecclesiastici, privati, napoletani o stranieri, di ogni classe sociale: nobili, mercanti, commercianti, artigiani, impiegati, ecc.
Paragonabili agli odierni assegni, le fedi e le polizze (o bancali) presentavano una particolarità che rende l’Archivio unico al mondo: in esse i clienti usavano specificare la causale del pagamento (un fitto, il compenso a un artigiano, a un pittore, la restituzione di un debito, l’acquisto di un vestito o di una carrozza, di grano, olio, vino, seta, ecc.). Una volta incassate, le bancali assumevano valore di prova dell’avvenuta transazione. I banchi a loro volta erano obbligati a conservarle e a esibirle a richiesta. In questo modo sono pervenute a noi milioni di bancali che documentano ogni aspetto della vita della città dalla fine del Cinquecento fino a quando, dopo l’Unità d’Italia, l’uso dei biglietti di banca avrebbe gradualmente soppiantato le fedi di credito e le polizze.
Dal cortile del cinquecentesco palazzo, sede dell'antico Banco dei Poveri, che ospita l’Archivio, si raggiungerà il II piano del Palazzo servendosi della bella scala del Sanfelice e qui, in stanze ricolme di documenti e volumi, si potrà visitare la singolare esposizione di scarabocchi e disegni tracciati dagli impiegati degli antichi banchi nelle pagine di guardia dei volumi contabili, scarabocchi e disegni che sono stati oggetto di un saggio dell'illustre storico dell'arte Ernst H. Gombrich (Piaceri di noia, Leonardo, MIlano, 1992; The Use of Images. Studies in Social Function of Ars and Visual Communication, Phaidon, London, 1999). Gli archivisti della Fondazione forniranno poi spiegazioni sull'antico ma modernissimo sistema contabile e sui metodi di ricerca nelle scritture dei banchi. Si potranno così leggere polizze e fedi, visionare i giornali e i libri maggiori, scoprire firme di illustri o sconosciuti personaggi della storia di Napoli, leggere del pagamento di 200 ducati di un committente al Caravaggio o di quello per la istituzione della prima cattedra di economia in Europa affidata ad Antonio Genovesi, conoscere le spese del principe di Sansevero, i pagamenti a una nutrice, a un falegname, a un proprietario di case e botteghe, al mercante inglese e così via. La visita prevede il trasferimento in un altro piano -il III dell'edificio- dove si potrà visitare l'installazione Archivio Work in Progress n° 1, un corridoio di stanze scaffalate, dove il materiale -documenti e volumi in corso di ordinamento- è stato ritoccato ad arte da Zevola che proporrà anche alcune poesie che tra il Seicento e il Settecento, nei momenti di pausa o di noia del loro scrupoloso lavoro, gli impiegati scrissero in margine ai volumi contabili.